“L’abuso motivazionale” dei superiori è una violenza?

“L’abuso motivazionale” dei superiori è una violenza?

I lavoratori che subiscono abuso motivazionale verbale da parte dei loro superiori sono più inclini a comportarsi male sul lavoro

Stimolare e motivare le persone a dare il meglio di sè e ad ottenere notevoli risultati attraverso degli incentivi ed espressioni verbali può rappresentare un comportamento corretto, ma quest’ultimo potrebbe allo stesso tempo rappresentare un comportamento scorretto nel momento in cui si trasforma in abuso verbale ed umiliazione, rivelandosi controproducente e lontano dagli obiettivi motivazionali prefissati.

Secondo Kevin Eschleman, assistente universitario di psicologia alla San Francisco State University e conduttore dello studio sull’abuso motivazionale che segue, gli impiegati sottoposti ad abuso verbale da parte dei loro superiori sono più inclini a comportarsi male sul lavoro, arrivando a prendere delle pause- pranzo esagerate o a rubare, risultando quindi più inclini ad assumere dei comportamenti lavorativi controproducenti. Le conseguenze negative di questo tipo di abuso non si limitano ai superiori e agli impiegati, ma possono in realtà comportare delle conseguenze negative sull’intera azienda qualora questo si trasformasse in una perdita di tempo lavorativo o in un furto.

In relazione allo studio condotto, Eschleman ha affermato: 

Non ci siamo limitati a concentrare la nostra attenzione al modo in cui questi lavoratori si sentono o al fatto che potrebbero aver iniziato a disprezzare ancor più il loro lavoro. Abbiamo preso in considerazione le conseguenze in grado di influenzare i profitti di un’azienda

Studio sull’impatto dell’abuso motivazionale verbale

Lo studio ha preso in considerazione i dati lavorativi di 268 impiegati full- time selezionati tra più di 80 mila candidati in occasione di un sondaggio online. I soggetti scelti ricoprivano svariate occupazioni e avevano una media di 9 anni di esperienza nel loro lavoro. Durante la prima parte del sondaggio è stato chiesto ai lavoratori quanto spesso i loro superiori li avessero screditati o umiliati, e se pensassero che questo tipo di abuso motivazionale fosse dovuto al fatto che i superiori volessero fare loro del male o ferire i loro sentimenti, o se questo fosse dovuto al fatto che i superiori volessero servirsi dell’abuso per motivarli o per far si che rendessero di più. Dopo un mese dal primo sondaggio, i ricercatori hanno chiesto agli impiegati se avessero già assunto un comportamento controproducente a lavoro come per esempio prendere in giro un superiore o impegnarsi meno nelle mansioni assegnate.

Risultati

I risultati ottenuti hanno suscitato stupore nei ricercatori poichè è emerso che anche l’abuso motivazionale poteva causare una reazione negativa negli impiegati. A tal riguardo Eschleman ha affermato: 

I lavoratori potrebbero considerare ogni tipo di abuso come una violazione del modo in cui si aspettano di essere trattati. Se nella vostra organizzazione questo tipo di comportamento è culturalmente accettabile, probabilmente non vi sentirete aggrediti eccessivamente quando ciò accade

I risultati generali dello studio hanno suggerito che l’abuso non getta le basi per un ambiente lavorativo più produttivo e che gli impiegati tendono ad indirizzare le loro reazioni negative sia verso i loro superiori che verso l’azienda. Eschleman ha spiegato che: 

I superiori sono spesso considerati come il volto dell’azienda, quindi, il loro comportamento tecnicamente rappresenta i valori dell’azienda stessa. In questo modo, quindi, non solo vogliono prendere di mira la persona che li tratta in modo meschino o abusivo, ma tutta l’azienda che permette questo tipo di comportamento

Nonostante dallo studio sia emerso che gli impiegati vittime di abuso siano più inclini ad assumere questo tipo di comportamento, il motivo che spinge i lavoratori a comportarsi male non è chiaro. Eschleman ha affermato: 

Inizialmente pensavamo si trattasse di una forma di vendetta, ma penso che più recentemente i ricercatori e le aziende abbiano iniziato a capire che non è sempre fatto con malizia. Potrebbe trattarsi più di una sorta di liberazione o di sfogo, e penso che a volte possa trattarsi di un modo di far fronte alla situazione

Perceived intent of supervisor as a moderator of the relationships between abusive supervision and counterproductive work behaviours” by Eschleman; Nathan A. Bowling and Gary Burns of Wright State University; and Jesse S. Michel of Auburn University was published in the December 2014 issue of the journal Work & Stress

Dott Federico Baranzini

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