Adenosina: il caffè è davvero in grado di contrastarlo?

Adenosina: il caffè è davvero in grado di contrastarlo?

Secondo il dottore e professore di psichiatria Robert W.Greene le persone che fanno la fila da Starbucks al mattino per una tazza di caffè avrebbero ragione di farlo per poter eliminare la classica sonnolenza mattutina. La caffeina contenuta nel caffè bloccherebbe infatti la produzione cerebrale di adenosina, un induttore endogeno del sonno.

Attraverso uno studio condotto sul tessuto cerebrale dei ratti in vitro, ha documentato il meccanismo a catena che lega la stimolazione colinergica cerebrale, l’aumento dei livelli di glutammato nel cervello, l’attivazione dei recettori NMDA nei neuroni e la diminuzione o l’aumento della produzione di adenosina. L’adenosina potrebbe quindi rappresentare un obiettivo terapeutico per la cura dell’insonnia e della narcolessia, ma non costituisce l’unico fattore di sonnolenza cerebrale. In conclusione, la caffeina non potrà tenerci svegli a lungo.

Secondo uno studioso texano le persone che fanno la coda da Starbucks per una tazza di caffè da 5 $ ottengono realmente la loro “sveglia” da quest’ultima. Il ricercatore ha individuato l’effetto “sveglia” del caffè attraverso la sua capacità d’inibizione di una sostanza chimica cerebrale che rende le persone assonnate.

Robert W. Greene, medico e professore di psichiatria all’University of Texas Southwestern Medical Center sostiene che la caffeina contenuta nel caffè blocchi la produzione cerebrale di adenosina, una sostanza chimica cerebrale che rilassa i centri di stimolazione del cervello.

“Le persone compiono un esperimento neuroscientifico ogni volta che vanno da Starbucks per un caffè, un the o un bicchiere di coca-cola ” afferma. “ La caffeina contenuta nel caffè e nella coca-cola e la teofillina nel the agiscono in modo da bloccare gli effetti dell’adenosina e le persone si sentono più sveglie”.

Il Dottor Greene ha descritto gli effetti dell’adenosina in un articolo pubblicato nell’edizione del 21 aprile del Neuron. L’adenosina, ha spiegato, è l’induttore endogeno del sonno cerebrale, il che la rende un obiettivo terapeutico ideale sia per la cura dell’insonnia che per la cura della narcolessia. Idealmente, ha affermato, una ricerca futura sarà in grado di individuare il modo di manipolare la produzione di adenosina per aumentarne o diminuirne i livelli.

“Nei precedenti studi condotti sui ratti, abbiamo scoperto che l’adenosina aumenta con l’insonnia e diminuisce con il sonno, ma non abbiamo individuato il motivo per cui questi livelli si abbassino o aumentino”, spiega il dottor Greene.

Nell’ultimo studio ha osservato il tessuto cerebrale dei ratti in vitro.”Siamo riusciti a mantenere il tessuto in vita e di conseguenza abbiamo documentato tutto direttamente dai neuroni” ha affermato. Il suo gruppo di ricerca ha scoperto che l’attività dei centri di stimolazione colinergica cerebrale aumenta i livelli di glutammato nel cervello.

Il glutammato a sua volta attiva i recettori NMDA nei neuroni. “E l’attivazione dei recettori NMDA fa si che essi producano più adenosina. L’adenosina tramite un meccanismo di feed back agisce sui centri di stimolazione e diminuisce il rilascio di glutammato”, spiega. Quando diminuiscono i livelli di glutammato diminuisce anche l’adenosina.

Il risultato netto, sostiene il dottor Greene, è quella sensazione di stanchezza, che è qualcosa di stupendo nel momento in cui si va a dormire ma quando si sperimenta alle 10 di mattina spinge moltissime persone ad andare da Starbucks.

Il dottor Greene sostiene che nonostante sia chiaro che l’adenosina sia in prima linea un induttore del sonno, non rappresenti però l’unico fattore di sonnolenza che possiamo trovare nella chimica cerebrale. “ Ciò è infine il motivo per cui il caffè non ci manterrà svegli e noi ci addormenteremo“ afferma. Sono necessarie ulteriori ricerche per poter identificare gli altri fattori presenti.

Brambilla D, Greene R. Adenosine Mediation of Presnaptic Feedback Inhibition of Glutamate Release. Neuron. 2005; 46:1-9.

Dott. Federico Baranzini

www.myrome.org

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