L’ictus accelera i deficit cerebrali a lungo termine

L’ictus accelera i deficit cerebrali a lungo termine

Deficit Celebrali e Ictus: un nuovo studio sembra essere in grado di provare che i danni cognitivi causati dall’ictus sono più gravi del previsto, arrivando a durare per anni a seguito dell’evento ischemico.

L’ictus non si limita semplicemente ad attaccare la mente in maniera acuta, ma contribuisce ad accelerare i deficit cerebrali, come mostrato da alcuni test cognitivi a lungo termine. La cognizione globale e la funzione esecutiva diminuiscono in modo molto più rapido dopo che un paziente è stato affetto da ictus, rispetto ai pazienti della stessa età non affetti da ictus: questo è quanto hanno scoperto la Dr.ssa Deborah Levine, Master of Public Health della University of Michigan ad Ann Arbor, e i suoi colleghi.

Anche altre misurazioni, come quelle dell’apprendimento e della memoria verbale, hanno mostrato delle diminuzioni acute, ma senza un peggioramento successivo accelerato in maniera significativa, come riportato al Convegno Internazionale sull’Ictus di San Diego.

La Dr.ssa Levine ha dichiarato:

Indipendentemente dalla presenza di una diminuzione acuta e/o di un cambiamento nel declino, i cambiamenti sono talmente importanti che ci vorranno anni prima che i sopravvissuti all’ictus siano in grado di recuperare quella funzione cognitiva persa, sempre che siano in grado di recuperarla.

Gli impatti cognitivi a lungo termine dell’ictus non sono di certo una sorpresa per molti professionisti della salute, secondo la Dr.ssa Levine, ma finora non era stato ancora provato che l’ictus fosse in grado di peggiorare la cognizione a distanza di anni: “Di sicuro questi dati potrebbero suggerire che i medici, i pazienti e le loro famiglie devono guardare con un sospetto ancora più grande gli eventuali problemi della funzione esecutiva e della funzione cognitiva globale a distanza di anni dall’ictus“.

Sinora i giochi disponibili per allenare la mente ed altre terapie cognitive hanno mostrato di aumentare in maniera modesta solo determinati domini della cognizione, senza alcuna prova concreta che questi miglioramenti fossero in grado di durare a lungo termine, secondo la Dr.ssa Levine.

Il Dr Daniel Lackland, Doctor of Public Health ed epidemiologo dell’ictus alla Medical University of South Carolina di Charleston nonché portavoce della American Stroke Association, ritiene che, dal momento che la riabilitazione solitamente si concentra sulle meccaniche del discorso e del movimento piuttosto che sulla memoria e sulla cognizione, ciò potrebbe costituire una delle ragioni che fanno sì che i deficit cognitivi acuti rimangano e peggiorino anche dopo un ictus. Secondo il Dr Lackland questi risultati non fanno altro che confermare ampiamente l’esperienza clinica: “Abbiamo bisogno di ricerche ulteriori per stabilire quali terapie riabilitative o quali altre misure, come il controllo della pressione o del diabete, sarebbero in grado di ridurre le possibilità di un deficit cognitivo a lungo termine causato dall’ictus”.

Un altro studio randomizzato di cui si è discusso al Convegno Internazionale sull’Ictus di San Diego ha mostrato che diminuire la pressione sanguigna al di sotto dei 130 mm Hg di sistolica non porta alcun beneficio rispetto ad un obiettivo tra i 130 e i 149 mm Hg dopo un ictus lacunare nei pazienti affetti da ipertensione cronica. Tra i 2.916 partecipanti che hanno preso parte a questo studio, i risultati cognitivi standardizzati sono apparsi simili tra i gruppi in un periodo medio di 3.6 anni di follow-up.

L’analisi eseguita da Levine sullo studio basato sulla popolazione nazionale denominato REGARDS ha incluso 515 pazienti sopravvissuti all’ictus esaminati per un periodo di follow-up della durata di 5 anni tra 23.572 adulti di mezza età ed anziani. La cognizione globale ha mostrato una diminuzione acuta al momento dell’ictus (-0.10 punti sul Six-Item Screener, rispetto a chi non ha subito un ictus), seguita da una perdita accelerata di 0.06 punti ogni anno rispetto ad un aumento di 0.02 punti in chi non ha subito un ictus.

La funzione esecutiva non è diminuita in modo acuto a seguito dell’ictus, ma ha continuato a scendere in modo rapido in seguito rispetto alle persone non affette da ictus (cambiamento nel declino di -0.57 punti all’anno).
I ricercatori hanno tenuto a precisare che altre scoperte di minore importanza potrebbero essere dovute al follow-up e al potere statistico limitati.

 

Levine DA, et al. “Long-term cognitive changes after stroke: The Regards Study” ISC 2014; Abstract 112.

Dott. Federico Baranzini

neurex.es

 

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