Depressione come effetto collaterale dei farmaci più assunti dalla popolazione

Depressione come effetto collaterale dei farmaci più assunti dalla popolazione

Si stima che, ad oggi, più di un terzo degli americani assumano almeno un farmaco con obbligo di prescrizione medica tra i cui effetti collaterali figura il rischio di depressione con sintomi suicidari. Secondo un recente studio, la maggior parte dei pazienti che assumono questo tipo di farmaci non sono al corrente del pericolo da loro incorso.

Lo studio in questione è di tipo osservazionale, ovvero si limita ad identificare le associazioni tra i farmaci e il rischio di depressione e suicidio senza poter confermare se questo legame sia realmente in grado di portare i pazienti che assumono questi farmaci a tali rischi.

I ricercatori hanno, però, scoperto delle connessioni preoccupanti tra l’assunzione di farmaci ampiamente diffusi e la possibilità di sviluppare la depressione. In particolare, hanno scoperto che le persone che assumono contemporaneamente tre o più farmaci che potrebbero portare allo sviluppo dei sintomi depressivi, sono più inclini a riferire la presenza di sintomi depressivi qualora sottoposti ad un sondaggio specialistico composto da nove domande. Questi pazienti riferivano un tasso di sintomi depressivi pari al 15,3%, ovvero il doppio di quello dei pazienti che assumevano soltanto un farmaco i cui sintomi includono il rischio di depressione e il triplo del tasso di quanti non assumevano alcun farmaco a rischio depressione.

Secondo quanto riferito dai ricercatori, tutto ciò risulta particolarmente preoccupante, dal momento che i pazienti in questione potrebbero non essere consapevoli della relazione tra i sintomi depressivi e i farmaci da loro assunti. Questo è dovuto al fatto che i farmaci i cui effetti collaterali includono il rischio di depressione sono estremamente diffusi, potrebbero non avere delle etichette chiare e alcuni di essi potrebbero persino essere venduti come farmaci da banco. I farmaci più diffusi tra quelli i cui effetti collaterali includono la depressione sono i seguenti: le pillole anti-concezionali ormonali, i farmaci beta-bloccanti (solitamente utilizzati per la pressione alta, gli infarti e l’emicrania) e gli inibitori della pompa-protonica (utilizzati per il reflusso gastrico).

In totale, esistono oltre 200 farmaci attualmente in uso negli Stati Uniti tra i cui possibili effetti collaterali figurano la depressione o lo sviluppo di sintomi suicidari.

Lo studio costituisce un semplice punto di partenza affinché i ricercatori possano investigare ulteriormente il ruolo giocato dai farmaci con obbligo di prescrizione medica nello sviluppo della depressione e delle idee suicidarie.
La necessità di nuovi studi sui farmaci con depressione come effetto collaterale

Questo studio, inoltre, arriva esattamente nel momento in cui i ricercatori della sanità pubblica riferiscono la presenza di un alto tasso di depressione e suicidio negli Stati Uniti. Tra il 2013 e il 2016, infatti, l’8,1% degli adulti statunitensi ha sofferto di un episodio di depressione della durata di due settimane. Recentemente, i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie statunitensi hanno pubblicato alcuni dati nazionali in grado di mostrare un aumento generale dei tassi di suicidio pari a quasi il 30%, avvenuto nel periodo che va tra il 1999 e il 2016. Questo aumento è stato registrato in tutti gli Stati. Il 54% dei pazienti deceduti a seguito di un suicidio non avevano ricevuto alcuna diagnosi di malattia mentale a livello generale, né di depressione in particolare.

Gli autori dello studio, hanno tenuto a sottolineare l’importanza e la necessità di ulteriori ricerche relative ai collegamenti tra questi farmaci e i sintomi depressivi. In attesa di nuovi studi, l’equipe suggerisce ai medici di comunicare in modo più efficace ai propri pazienti gli eventuali rischi a cui si espongono in occasione dell’assunzione di farmaci i cui eventuali effetti collaterali depressivi includono la depressione e il suicidio.

Le conclusioni ottenute al termine della ricerca statunitense sono state tratte a partire da diversi dati ottenuti tramite un sondaggio osservazionale rappresentativo a livello nazionale che ha raccolto le informazioni di 26.192 partecipanti di età superiore ai 18 anni, nel periodo tra il 2005 e il 2014. In generale, il 37,2% dei partecipanti ha riferito di assumere almeno un farmaco i cui effetti collaterali includevano la depressione, e il 7,5% di questi partecipanti assumevano 3 o più farmaci di questo tipo.

La prevalenza dei sintomi depressivi auto-riferiti raggiungeva il 6,9% in quei partecipanti che assumevano un farmaco a rischio, a 9,5% in quanti ne assumevano due e al 15,3% in quanti ne assumevano tre o più. Le persone che non assumevano alcun farmaco i cui effetti collaterali includono il rischio di depressione presentavano un tasso di sintomi depressivi auto-riferiti del 4,7%. Di conseguenza, più alto è il numero dei farmaci i cui effetti collaterali includono il rischio di depressione, più grande è la possibilità di manifestare dei sintomi depressivi.

I risultati di questo studio restavano invariati al momento dell’esclusione dalla ricerca dei dati provenienti da pazienti che assumevano farmaci psicotropici, ovvero dei farmaci in grado di alterare lo stato mentale. I ricercatori non hanno notato alcun cambiamento neppure paragonando i tassi dei sintomi depressivi relativi esclusivamente ai pazienti affetti da alta pressione, o paragonando i dati provenienti dai pazienti che assumevano tre o più farmaci i cui effetti collaterali includono la depressione con quelli dei pazienti che assumevano farmaci che non presentano questo rischio.

I ricercatori, inoltre, fanno notare che, purtroppo, questa situazione sembra essere destinata a peggiorare in futuro. Analizzando nel corso del tempo i dati ottenuti tramite il sondaggio l’equipe si è resa conto del fatto che l’assunzione di farmaci a rischio depressione aumentava del 35% nei dati ottenuti in concomitanza con il periodo compreso tra il 2005 e il 2006, e del 38,4% nei dati provenienti dal 2013 e 2014. In occasione di queste annate,infatti,l’assunzione di tre o più farmaci a rischio era aumentata dal 6,9% al 9,5%.

Questa ricerca, tuttavia, presenta determinati limiti. Non solo si tratta di un semplice studio osservazionale, ma bisogna ricordare, che i dati ottenuti dal sondaggio non includevano le informazioni relative all’anamnesi della salute mentale del campione analizzato. Non è, quindi, possibile individuare i pazienti affetti da un’eventuale depressione pre-esistente o altri casi indipendenti. I sondaggi auto-riferiti relativi ai sintomi depressivi, inoltre, costituiscono uno strumento di screening, e non una diagnosi valida. Basarsi semplicemente su dei dati riferiti dai partecipanti può portare ad un ritratto inesatto o incompleto della salute mentale del campione analizzato.

Gli autori, però, concludono che la “polifarmacia”, ovvero l’assunzione contemporanea di più di un farmaco, dovrebbe portare i medici a preoccuparsi maggiormente al momento di prescrivere dei farmaci i cui effetti collaterali comprendono la depressione. Si tratta di un argomento che necessita di un numero maggiore di ricerche a proposito.

Qato DM, Ozenberger K, Olfson M. Prevalence of Prescription Medications With Depression as a Potential Adverse Effect Among Adults in the United States. JAMA. 2018;319(22):2289–2298. doi:10.1001/jama.2018.6741
Debra J. Brody, M.P.H., Laura A. Pratt, Ph.D., and Jeffery P. Hughes, M.P.H. Prevalence of Depression Among Adults Aged 20 and Over: United States, 2013–2016. NCHS Data Brief No. 303, February 2018
Deborah M. Stone, ScD; Thomas R. Simon, PhD; Katherine A. Fowler, PhD; Scott R. Kegler, PhD; Keming Yuan, MS; Kristin M. Holland, PhD; Asha Z. Ivey-Stephenson, PhD; Alex E. Crosby, MD. Vital Signs: Trends in State Suicide Rates — United States, 1999–2016 and Circumstances Contributing to Suicide — 27 States, 2015. Weekly / June 8, 2018 / 67(22);617–624

Dott. Federico Baranzini

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Psichiatra e psicoterapeuta a Milano, in formazione continua, già ricercatore clinico, si occupa con passione della cura dei disturbi d’ansia e e dei disturbi dell’umore integrando l’approccio psicoterapeutico a quello farmacologico. E’ referente scientifico del sito menteecervello.it
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