Problemi di memoria: l’influenza di ansia e depressione a distanza di decenni

Problemi di memoria: l’influenza di ansia e depressione a distanza di decenni

Un nuovo studio inglese ha portato alla luce una problematica inattesa: le persone che soffrono di episodi ricorrenti di depressione nel corso dell’età adulta, infatti, presentano un rischio maggiore di sviluppare dei problemi di memoria in un secondo momento, al raggiungimento della mezza età.

Varie ricerche in materia sono già state in grado di mostrare come la depressione, e altri problemi di salute, possano colpire negativamente la memoria delle persone in breve tempo. Uno studio del 2016, ad esempio, ha mostrato che la memoria di lavoro degli individui affetti da disforia, ovvero un senso persistente di tristezza o insoddisfazione spesso sintomo di depressione, risultava nettamente scarsa rispetto a quella delle persone che non soffrono di alcun problema di salute mentale.

Tuttavia questo nuovo studio ha fornito delle prove in grado di collegare i problemi di salute mentale durante l’età adulta ai problemi di memoria che possono insorgere intorno ai 50 anni.Secondo i risultati, più una persona è vittima di episodi di depressione nel corso dell’età adulta, più alto sarà il rischio per questa persona di soffrire di un danno cognitivo più tardi nella vita.

Gli autori affermano che queste scoperte sottolineano l’importanza di una gestione efficace della depressione nella prevenzione di un eventuale sviluppo di problemi di salute mentale ricorrenti con esiti negativi a lungo termine.

Per questo studio longitudinale, i ricercatori hanno analizzato i dati provenienti da un campione formato da 9385 persone nate nel Regno Unito nel 1958. Questi dati sono stati raccolti da uno studio eseguito a livello nazionale in tutto il Regno Unito per analizzare e studiare lo sviluppo dei bambini nati in quell’anno, seguendoli per il resto della loro vita.

Problemi di memoria e salute mentale

I partecipanti allo studio sono stati invitati a riferire i propri sintomi affettivi all’età di 23, 33, 42 e 50 anni, consentendo, inoltre, a sottoporsi a dei test della memoria e della funzionalità cognitiva una volta raggiunti i 50 anni di età.

I ricercatori, in seguito, hanno provveduto ad analizzare la frequenza di eventuali sintomi legati a problemi di salute mentale nel corso della durata dello studio, valutando le prestazioni dei partecipanti in termini di funzionalità della memoria una volta raggiunta l’età di 50 anni. Per far questo si sono serviti di un test di memoria delle parole per valutare la memoria dei partecipanti, esaminando in seguito la memoria verbale, la fluenza verbale, la rapidità di elaborazione delle informazioni e l’accuratezza dell’elaborazione delle informazioni relative ad ogni persona.

Secondo i risultati ottenuti, l’accumulo di sintomi affettivi nel corso dei tre decenni di vita adulta (dai 23 ai 50 anni) era associato ad una funzionalità cognitiva scarsa durante la mezza età e, in modo particolare, a problemi di memoria.

Secondo i ricercatori, un singolo episodio di depressione o di un altro disturbo dell’umore non sarebbe sufficiente a scatenare dei problemi di memoria durante la mezza età. Essere vittima, nel corso della vita adulta, di vari episodi ripetuti di depressione o ansia, però, costituirebbe un campanello di allarme in grado di predire una possibile perdita della funzionalità cognitiva al raggiungimento dei 50 anni di età.

Ricerche precedenti hanno dimostrato che la presenza di sintomi depressivi nel corso della mezza e della terza età sono in grado di predire un declino della funzionalità cerebrale negli ultimi anni di vita. Ma questo studio è stato il primo a scoprire che la presenza di sintomi depressivi persistenti nel corso delle prime tre decadi della vita adulta fosse in grado di predire una scarsa funzionalità della memoria al sopraggiungere della mezza età.
Investimenti nella salute mentale come forma di prevenzione

Tra le pagine dello studio, i ricercatori tengono a precisare il fatto che la forza principale di questa ricerca si trovi nelle cifre: quello analizzato, infatti, è un campione altamente rappresentativo a livello nazionale, analizzato nel corso di un lungo periodo di follow-up.

Allo stesso tempo, i ricercatori mettono in guardia su alcuni dei limiti della ricerca in questione, tra cui il fatto che i partecipanti si sono sottoposti a delle valutazioni della funzionalità cognitiva soltanto una volta compiuti i 50 anni. Di conseguenza, i ricercatori non sono in grado di rintracciare dei possibili cambiamenti nella funzionalità cognitiva nel corso del tempo, qualora questi si fossero presentati in un momento precedente i 50 anni. In secondo luogo, gli esami e i test di valutazione della memoria e delle funzionalità cognitive a cui sono stati sottoposti i partecipanti erano limitati e si interessavano soltanto ad un numero esiguo di fattori rispetto alle valutazioni precedenti.

L’equipe della ricerca inglese crede anche che i risultati attuali dovrebbero servire da campanello d’allarme soprattutto per quanti si occupano di politiche governamentali e per quanti lavorano in ambito sanitario, ma anche per le persone che tendono ad accantonare le questioni di salute mentale.

Con la pubblicazione di questa ricerca, gli autori hanno voluto chiedere al governo di investire nella salute mentale per aiutare ad arginare il rischio di episodi ripetuti di depressione e ansia. Mentre a livello personale desiderano che costituisca un campanello d’allarme per fare il possibile per proteggere la propria salute mentale, come ad esempio, mantenere delle buone relazioni con amici e parenti, praticare l’esercizio fisico o la meditazione di tipo mindfulness, tutte soluzioni dimostratisi utili per migliorare la salute mentale.
In conclusione, viene naturalmente ricordato di ricorrere ad uno specialist qualora si fosse in preda a degli episodi di depressione o di ansia, evitando di lasciar peggiorare il problema.

 

Fonti:

Nicholas A. Hubbard, Joanna L. Hutchison, Monroe Turner, Janelle Montroy, Ryan P. Bowles & Bart Rypma (2016) Depressive thoughts limit working memory capacity in dysphoria, Cognition and Emotion, 30:2, 193-209, DOI: 10.1080/02699931.2014.991694
John, A., James, S., Patel, U., Rusted, J., Richards, M., & Gaysina, D. (n.d.). Longitudinal associations of affective symptoms with mid-life cognitive function: Evidence from a British birth cohort. The British Journal of Psychiatry, 1-8. doi:10.1192/bjp.2019.24

 

Autore:

Dottor Federico Baranzini

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Psichiatra e psicoterapeuta a Milano, in formazione continua, già ricercatore clinico, si occupa con passione della cura dei disturbi d’ansia e e dei disturbi dell’umore integrando l’approccio psicoterapeutico a quello farmacologico. E’ referente scientifico del sito menteecervello.it
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